Scopo principale di un impianto di drenaggio sotterraneo è quello di eliminare l’acqua di superficie dovuta alle precipitazioni atmosferiche e nel contempo mantenere costante il livello delle falde sotterranee durante i periodi di maggiori precipitazioni piovose. Infatti, oggi le acque eccedenti vengono, usualmente, eliminate mediante l’affossatura di superficie, mentre il drenaggio propone lo smaltimento delle acque eccedenti mediante opere nel sottosuolo. Viene fornito in bobine che a seconda del diametro, sono lunghe da 40 a 200 metri. La posizione, la forma e la grandezza dei fori di entrata, ripartiti uniformemente sulla circonferenza del tubo, consentono all’acqua di entrare nel tubo facilmente, senza però causare gli inconvenienti dovuti a fori troppo grossi; infatti la lunghezza standard dei fori di mm. 1,3 e la larghezza di 0,8 mm. I tubi da drenaggio sono costruiti per rispondere le normative internazionali attualmente vigenti (DIN, AFNOR, ASTM) in materia.
La particolare conformazione ad anelli consente un’ottima resistenza allo schiacciamento(in condizioni normali di lavoro è consentita la posa sino ad una profondità di 5 m) e una notevole flessibilità. Gli impianti d’irrigazione così concepiti sono realizzati in acciaio zincato e composti da più “campate”, lunghe da 35 a 60 metri cadauna, sopraelevate da terra 3,0-4,0 metri con torri di sostegno dotate di ruote. Il movimento del sistema avviene con i motori elettrici montati sulle torri. La sommità delle campate è cavo e permette il passaggio dell’acqua che è normalmente distribuita sul terreno con aspersori a bassa pressione.
Gli impianti possono essere realizzati con disposizione a “pivot”, dove le torri si muovono in modo circolare ruotando intorno ad un perno centrale, e con disposizione a “linear” dove le torri avanzano in modo rettilineo. Sia il drenaggio sotterraneo tubato che l’irrigazione con torri semoventi per essere realizzati correttamente devono essere “adattati” alle condizioni proprie d’ogni singola azienda agricola. È fondamentale una corretta conoscenza delle condizioni pedologiche, altimetriche, topografiche, ecc.
Le prospettive future con IDROLOGICA S.R.L vanno di pari passo con le prospettive generali dell’agricoltura italiana che deve far fronte ad una concorrenza spietata da parte di paesi esteri che producono a costi inferiori. Certo che essendo l’agricoltura un settore produttore di materia prima quindi vitale per la nazione, non potrà essere completamente abbandonato a sé stesso.
Si chiamano rittochino, girapoggio, cavalcapoggio, ciglionamenti e terrazzamenti: sono le sistemazioni idraulico-agrarie, modelli di gestione del territorio nati per regolare la portata dei corsi d’acqua e difendere i versanti delle colline e delle montagne dall’erosione, dalla perdita di suolo e dal rischio idrogeologico. Si tratta di una storia minore, fatta dagli agricoltori e nota forse solo agli studiosi e agli studenti di Scienze agrarie. La storia e le passate esperienze di gestione del territorio meritano di essere raccontate, anche considerando l’attuale crisi ambientale che comporta anche la perdita di fertilità dei suoli e il costante rischio di erosione.
La realizzazione dei terrazzamenti sorretti da muretti a secco o da terrapieni, che ha consentito ai popoli di stabilirsi e coltivare le pendici delle colline e delle montagne, è una tecnica antichissima. La nascita e la diffusione delle sistemazioni idraulico-agrarie risale al XVIII secolo e ha la sua culla nella Toscana illuminista del Granducato di Lorena, anche se progressi simili nel governo del territorio avvennero con tempi e modalità simili anche in molte altre regioni italiane ed europee. Tuttavia, le vicende toscane racchiudono tutti gli elementi che permettono di capire i motivi profondi della nascita delle sistemazioni idraulico-agrarie.
«Nel 1700 la Toscana era un mondo in crisi, molto cristallizzato, con forti difficoltà nei commerci, scarse produzioni, tecniche agricole obsolete consolidate nel tempo e pochissima innovazione. Al tempo stesso però, con la fine della piccola era glaciale, con la relativa mancanza di conflitti e un ridotta diffusione delle grandi epidemie, ci fu un periodo di forte espansione demografica. Nelle annate più piovose, è proprio sulle superfici collinari da poco aggreditte dalle lavorazioni e dalla coltivazione che cominciarono a formarsi frane e calanchi, in grado di portarsi via in pochi anni interi poderi.»
«Quegli anni di rottura rappresentarono un momento molto importante nella storia della scienza», spiega Vergari. «Per alcuni studiosi, come Alberto Oliva che ne scrisse negli anni ’30 del Novecento, la seconda metà del Settecento è un momento eccezionale per il progresso della tecnica agricola, perché di fronte alla necessità di risolvere un problema, nacquero le sistemazioni idraulico-agrarie, che regolano il deflusso dell’acqua nei versanti con lo scopo di rallentarne la velocità ed evitare che questa trasporti via suolo utile». Landeschi fu un parroco di campagna di San Miniato.
«Quando entrò in possesso del podere del suo beneficio parrocchiale, nel 1757, lo trovò completamente devastato dai fenomeni erosivi», racconta Daniele Vergari. «Ebbe una sorta di illuminazione e capì che per sistemare quelle colline doveva regolare l’acqua senza lasciarla correre. Quindi iniziò a fare dei piani orizzontali più fertili e produttivi, realizzando un sistema di arginelli, ciglioni inerbiti che seguivano le linee di livello e le fossette che convogliavano le acque verso degli acquidocci o canali di raccolta più grandi, interrotti da quelle che definiva “pescaiole”: barriere filtranti in vimini che servivano a raccogliere la frazione solida trasportata e riposizionarla sui campi. In pochi anni, seguendo questo sistema, il beneficio parrocchiale di Landeschi, da misero e povero, rifiorì e potè sostenere due famiglie e le spese della parrocchia. Le sistemazioni idraulico-agrarie descritte da Cosimo Ridolfi nel 1828 sul Giornale Agrario Toscano.
Nella diffusione di questi nuovi modelli di gestione del suolo e del territorio un ruolo fondamentale la ebbe, fino dalla sua nascita nel 1753, l’Accademia dei Georgofili. I protagonisti furono i nuovi agronomi e tra essi spiccò Cosimo Ridolfi, considerato uno dei padri dell’agronomia italiana. Nella sua fattoria di Meleto, Ridolfi realizzò le colmate di monte e la sistemazione a spina, una fattoria sperimentale e una scuola di istruzione agraria. «Fu un grande successo di tecnica. All’improvviso tutto cambiò: a partire dalla metà del Novecento la mezzadria scomparve e fu così che le campagne persero forza lavoro e capacità di svolgere lavori complessi e molto faticosi. Le zone rurali meno produttive si spopolarono, le persone si spostarono in città e molte aree un tempo coltivate videro il ritorno del bosco. La “nuova” agricoltura richiedeva superfici grandi e facilmente accessibili. Le vecchie sistemazioni, i terrazzi e i ciglioni cedettero il passo a superfici e versanti con pendenze uniformi, facilmente transitabili e sulle quali le colture si dispongono a rittochino, secondo la massima pendenza e trasversalmente alle linee di livello.»
«Oltre a rappresentare un elemento del paesaggio legato alla tradizione, un muretto a secco assolve a una serie importante di funzioni. È anche in grado di fornire quelli che si definiscono servizi ecosistemici. Le sue pietre difendono dall’erosione lo strato più superficiale del suolo, ricco di piccoli artropodi e microorganismi che ne determinano la fertilità, regolano il deflusso delle acque superficiali, rappresentano un serbatoio di biodiversità vegetale e animale e costituiscono - come fanno anche le siepi, i boschi e i filari che interrompono la monocoltura - un prezioso corridoio ecologico.»
Tuttavia, realizzare un muretto non è semplice; ripristinarne uno già esistente lo è ancora meno. È un lavoro che richiede competenze ormai rare per disporre le pietre di diverse dimensioni, riempire i vuoti con il pietrame più piccolo, realizzare le testate d’angolo e dare le pendenze corrette. Un terreno terrazzato rappresenta un valore e, allo stesso tempo, comporta dei costi. L’agricoltore ne beneficia per quanto riguarda i frutti della terra, così come ne beneficia la collettività.
Recuperare le vecchie sistemazioni idraulico-agrarie per raccontarle come segno del paesaggio, della cultura e della storia dell’agricoltura, senza trasformare le campagne in un museo, è possibile. Ma non è facile. A San Miniato, per esempio, l’Associazione Giovanni Battista Landeschi - della quale Daniele Vergari è presidente - ha individuato quello che restava dei ciglioni realizzati dal parroco settecentesco. L’associazione, insieme a un gruppo di residenti e agricoltori, li ha trovati, ripuliti dalle sterpaglie e ne ha fatto un caso di divulgazione delle sistemazioni. A pochi chilometri di distanza la Fattoria di Meleto che fu di Cosimo Ridolfi conserva la testimonianza importante delle sistemazioni a spina.
«Tenere vive queste testimonianze è difficile e non banale. Vanno proposte e promosse come tasselli di un percorso culturale diffuso sul territorio, dove si vedano delle permanenze e si proponga una lettura dei segni che spiegano il paesaggio. È questo il sogno di Daniele Vergari. «Il paesaggio rurale è un elemento collettivo di identità territoriale» spiega «ma occorre anche far capire che è una realtà in continua evoluzione. Estetizzarlo o cristallizzarlo in una visione troppo ingessata è molto pericoloso: non si deve portare a pensare nemmeno che il buon paesaggio sia quello del 1700. Le sistemazioni sono importanti, non perché sono la testimonianza di un passato agricolo che oggi è superato, ma perché sono opere ed eredità di identità culturale e territoriale. E perché, in più, svolgono delle funzioni ecologiche importanti, apportando dei benefici che possono rappresentare un grimaldello per aprire la porta a una riflessione più ampia sul rapporto tra paesaggio, agricoltura, mondo rurale e lavoro. Alle sistemazioni dobbiamo riconoscere un valore identitario che la storia non le ha mai dato.»
Nell’ambito delle Sistemazioni Idraulico-Agrarie si sviluppa anche una spiegazione operativa: Nelle zone collinari la sistemazione ha lo scopo di contenere l’erosione. I tipi di sistemazione con pendenze molto accentuate sono dette sistemazioni trasversali, con fossi che seguono le curve di livello. Con pendenze superiore al 20% è consigliabile la sistemazione a rittochino, che consente anche una maggior sicurezza per l'operatore, e la diminuzione della lunghezza dei campi con l'aumentare della pendenza. Il drenaggio è un efficace metodo di smaltimento delle acque. Ci sono diversi materiali d'impiego, ma prevalentemente la nostra azienda adotta tubi da drenaggio microfessurati di varie misure, successivamente viene ricoperto il tubo con materiale inerte di cava per uno spessore di circa 40 -50 cm. Prima della copertura viene steso nel fosso sopra il materiale inerte, del tessuto geotessile. Il terrazzamento viene adottato prevalentemente con pendenza superiore al 30 %, consiste nella formazione di gradoni o muri a secco e la successiva formazione di ripiani di varia grandezza.
La nostra azienda realizza muri a secco di qualsiasi misura sia in ambienti rurali sia in ambienti agrari o anche per permettere la tenuta di un terreno dopo una frana. Offriamo la possibilità di acquistare esclusivamente tubi drenanti senza richiederne l’installazione, ideali per chi desidera procedere in autonomia. Selezioniamo i nostri tubi da fornitori consolidati, che si distinguono per caratteristiche tecniche avanzate, come la resistenza a condizioni difficili e la capacità di regolare l’umidità del terreno in maniera ottimale. Disponibili in versioni con rivestimenti tecnici, come fibra di cocco, fibra di polipropilene o geotessuto, sono studiati per evitare blocchi, anche in suoli complessi come quelli argillosi o ricchi di limo.

Come realizzare un impianto di irrigazione - #2 Valvole di drenaggio e filtri
- Rittochino: sistemazione a pendenza superiore al 20% per aumentare sicurezza e ridurre lunghezze campi.
- Ciglioni, terrazzamenti e muretti a secco: funzioni ecologiche e paesaggistiche.
- Terrapieni e acquidossi: canali di raccolta per convogliare le acque.
- Geotessili e rivestimenti tecnici: protezione del tubo drenante e regolare umidità del suolo.
| Tipo di sistemazione | Caratteristiche principali | Uso tipico |
|---|---|---|
| Drenaggio sotterraneo | microfessurati, 40-200 m di bobina | smaltimento acque eccedenti |
| Terrazzamenti | muretti a secco, muri di contenimento | riduzione erosione e gestione pendenze |
| Rittochino | pendenze >20%, maggiore sicurezza | coltivazioni ripide |
Le prospettive future con IDROLOGICA S.R.L vanno di pari passo con le prospettive generali dell’agricoltura italiana che deve far fronte ad una concorrenza spietata da parte di paesi esteri che producono a costi inferiori. Il drenaggio è un metodo essenziale per regolare il deflusso delle acque e per mantenere produttività e stabilità dei terreni, anche in contesti di erosione e fragilità idrogeologica.
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