Aerazione locale gruppo elettrogeno in piano interrato: normativa impianti di ventilazione sala gruppo elettrogeno

La gestione di gruppi elerogeni, soprattutto in locali interrati o semi-interrati, richiede una rigorosa osservanza delle norme di prevenzione incendi e di ventilazione per garantire sicurezza, affidabilità operativa e adeguato raffreddamento. Le indicazioni presentate descrivono come dimensionare le aperture, come gestire la ventilazione naturale o forzata, e quali requisiti costruttivi e di allestimento siano necessari per installazioni sia all’aperto sia all’interno di edifici.

Locali interrati e orientamenti di sicurezza

Quando i gruppi elettrogeni sono ubicati in edifici, possono trovarsi in locali ai piani fuori terra; se la parete è attestata su una intercapedine, questa deve essere ad esclusivo servizio del locale gruppo elettrogeno, con larghezza minima 0,60 metri e sezione netta non inferiore a una volta e mezzo la superficie di aerazione del locale. I locali possono avere strutture realizzate con materiali incombustibili o di classe I di reazione al fuoco; in quest’ultimo caso il locale deve distare non meno di 3 metri dal più vicino edificio. Le installazioni all’aperto possono essere protette da tettoie o, spesso, da contenitori rivestiti in materiale coibente con classe I di reazione al fuoco.

L’uso di superfici di aerazione nette è cruciale: la superficie netta è quella disponibile una volta sottratta la superficie delle griglie di protezione. Se le griglie sono in vetroresina, si può stimare che circa il 10% della superficie totale sia occupata dalle griglie. La tabella di superfici nette riportata nel testo riassume le superfici necessarie per taglie di gruppi elettrogeni comuni, con interasse tra aperture pari a 2 m e tubazione di scarico opportunamente coibentata.

Aerazione e dimensionamento delle aperture

La ventilazione naturale avviene per effetto camino: l’aria calda esce verso la sommità del locale, l’aria fresca entra dalla parte bassa. È essenziale che il flusso d’aria investa direttamente il corpo da raffreddare. La formula di dimensionamento delle aperture è funzione di differenze di temperatura interne ed esterne; è valida se si considera una temperatura interna di 40°C e una esterna di 30°C. Se la differenza termica cambia significativamente, occorrono ulteriori considerazioni tecniche non espresse in questa guida.

Per i gruppi con potenza complessiva fino a 400 kW si impone che la superficie complessiva delle aperture non sia minore di 1/30 della superficie in pianta del locale; per potenze superiori a 400 kW la soglia è 1/20. È indicato, inoltre, che la superficie minima di 1,00 m² può essere applicata per potenze fino a 1200 kW. Tuttavia, è spesso impossibile ottenere una ventilazione adeguata solo con griglie di ventilazione, poiché richiederebbero superfici elevate; pertanto è consigliato ricorrere a ventilazione forzata o a condizionamento, soprattutto per locali ad alta potenza o con ingombri elevati.

Dimensioni minime, fuoco e distanze

Per dimensioni minime dei locali valgono le stesse regole applicate agli interni di edifici. Se il locale è isolato su quattro lati, non sono richieste misure particolari di resistenza al fuoco, purché la struttura sia incombustibile (muratura o calcestruzzo) o di classe I di reazione al fuoco; se di classe I, i locali devono distare almeno tre metri dal più vicino edificio. Se l’isolamento è su tre lati, la parete comune deve avere resistenza al fuoco REI 120. Le installazioni all’aperto possono essere protette da tettoie o contenitori isolati con materiale di classe I.

Ventilazione e climatizzazione

Una ventilazione adeguata è necessaria per una combustione corretta e un raffreddamento sufficiente del motore e dell’alternatore. Indipendentemente dalla ventilazione, la superficie complessiva delle aperture destinate all’aerazione non deve essere inferiore a 1/30 della superficie in pianta del locale per gruppi fino a 400 kW e non inferiore a 1/20 per potenze superiori a 400 kW; in alcuni casi, si cita 1,00 m² come riferimento minimo per potenze fino a 1200 kW. Per i gruppi alimentati ad aria, in ambienti chiusi, si raccomanda un ricircolo di circa 80/90 m³/h per kVA di potenza per garantire buoni rendimenti e una temperatura entro limiti sicuri (circa 45°C) nel locale.

Scarico dei gas combusti e gestione delle emissioni

La tubazione di scarico è fondamentale: deve essere realizzata in acciaio o materiale idoneo, con lunghezze e contenuti di curve limitati per ridurre le perdite di carico. Il raggio di curvatura non deve essere inferiore a 2,5-3 volte il diametro interno del tubo. L’estremità superiore del condotto di scarico deve essere protetta da pioggia e neve e dotata di un raccogitore di condensa con valvola di scarico, oltre a un raccoglitore vicino al gruppo per condensato, vapori d’olio e particelle della combustione. È vietato immettere gas di scarico di più macchine in un unico sistema di scarico per evitare l’ingresso di gas di scarico e condensati in motori fermi. La conduttura deve essere in acciaio e lo scarico portato direttamente all’esterno, preferibilmente tramite camino.

La tubazione di scarico deve essere opportunamente isolata per evitare ustioni e surriscaldamenti interni. L’isolamento è necessario anche dove si attraversano pareti o tetti, per ridurre temperature e rischio di contatto.

Normativa, riferimenti e sicurezza antincendi

La normativa di riferimento è la circolare MI.SA. n. Le installazioni all'aperto non devono essere a distanza inferiore a 3 metri da depositi di sostanze combustibili; il gruppo elerogeno può essere protetto da tettoia. La Circolare n. 31 agosto 1978 definisce che la normativa riguarda potenze termiche tra 25 e 1.200 kW, con riferimenti a deroga non sempre disponibili per potenze superiori. Le installazioni di gruppi e unità di cogenerazione con potenza superiore a 25 kW rientrano nel campo di alcune norme antincendio e in genere richiedono cicli di controllo e manutenzione secondo la normativa vigente.

La normativa di prevenzione incendi di riferimento è il D.M. 13 luglio 2011, che approva la regola tecnica per l’installazione di motori a combustione interna accoppiati a macchina generatrice elettrica o a cogenerazione. L’entrata in vigore del D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151, ha inserito i gruppi di produzione di energia elettrica sussidiaria con motori endotermici e impianti di cogenerazione tra le attività regolate. La manutenzione e l’esercizio degli impianti devono essere eseguiti secondo la regola dell’arte, e i serbatoi di combustibile liquido devono essere conformi alle norme di sicurezza e dotati di sistemi di mitigazione delle perdite e di rilevamento adeguato.

I serpatoi di gasolio possono essere classificati come liquido combustibile di categoria C e hanno regole specifiche a seconda della temperatura di infiammabilità e della modalità di installazione (interrati o esterni). La normativa permette coesistenzia tra impianti di calore e gruppi elettrogeni alimentati a gasolio, ma solo caso per caso e con deroghe codificate, e solo se non vietato dai costruttori delle apparecchiature.

Tabelle e dettagli operativi

La tabella delle superfici nette necessarie per le taglie comuni di gruppi elettrogeni indica che l’interasse tra aperture è di 2 m, e la tubazione di scarico è opportunamente coibentata. Per i sistemi di avvio, collegamenti e fluidi, si applicano requisiti complessi che includono giunti flessibili per assorbire vibrazioni e dilatazioni termiche, oltre a protezioni anti-pioggia e valvole di scarico per condense. Le norme specifiche includono requisiti di marcatura CE, dichiarazione CE di conformità, e definizioni come gruppo, unità di cogenerazione, locale esterno e potenza nominale complessiva.

La normativa internazionale e comunitaria è citata per orientare le scelte di conformità e l’evoluzione delle regole tecniche, con riferimenti a direttive CE e ai decreti nazionali che disciplinano l’installazione e l’esercizio degli impianti.

Schema di posizionamento aerazione locale gruppo elettrogeno

guida DEFINITIVA alla V.M.C. [2026]

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