Impianto fognario: rischio collasso e responsabilità legali

Il presente contributo affronta il tema della qualificazione giuridica della fuoriuscita di reflui fognari, analizzandone i profili alla luce della normativa su rifiuti e scarichi. L’articolo costituisce una versione revisionata e aggiornata del precedente commento, pubblicato originariamente il 10/10/2016, alla luce dei più recenti orientamenti giurisprudenziali. Rispetto al 2016, le novità in materia risultano tuttavia limitate, confermando in larga parte l’impostazione già delineata. Fuoriuscita di reflui fognari: aggiornamento 2026.

Più recentemente si segnala la sentenza Cass. Pen. Sez. III n.9558 del 10 marzo 2025, in cui si precisa che in presenza di una vasca destinata al periodico svuotamento dei liquami (invece tracimati proprio per la mancanza di tale operazione) non è corretta la riqualificazione del fatto operata dal Tribunale che ha comportato l’errata applicazione dell’art. 137 D.L.vo 152/06, che riguarda esclusivamente per i reati previsti dalla parte terza (e non quarta) del D.L.vo 152/06, dovendosi invece qualificare il fatto - consistente nello sversamento di reflui fognari sul lungomare di un comune - ai sensi dell’art. 256, comma 2, D.L.vo 152/06.

Sversamento di acque reflue dovuto a tracimazione

Il tema dello sversamento di acque reflue dovuto a tracimazione della fognatura si colloca a cavallo di due materie che hanno molti punti di contatto, ovvero quella dei rifiuti e quella delle acque. Identificare quale delle due sia applicabile è preliminare per procedere nella disamina delle norme inerenti la bonifica, modificate ad opera del D.L. 24 giugno 2014, n. 91 convertito con la L. 11 agosto 2014, n. 116 (cd. Competitività) e del D.L. 12 settembre 2014 n. 133 come conv. nella L. 11 novembre 2014, n. 164 (cd. Sblocca Italia).

Il concetto di scarico, dal 13 febbraio 2008, è “qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante” (art. 74, c. 1, lett. ff, D.L.vo 152/06). In ambito nazionale, la giurisprudenza ha analizzato se le acque reflue fuoriescano da un sistema fognario costituiscano rifiuti ai sensi della Dir. 75/442, con indicazioni sull’applicabilità della normativa di settore a seconda della gestione pubblica delle acque reflue.

La dottrina prevalente evidenzia che il tracimare non è automaticamente uno “scarico” ai fini penali se non soddisfa i requisiti dell’immissione tramite condotta, ma la qualificazione dipende dal contesto e dalla gestione dell’impianto.

Aspetti pratici e responsabilità

La responsabilità può ricadere sul gestore della fognatura o sul proprietario a seconda delle circostanze: guasti, manutenzioni mancanti e condizioni di impermeabilizzazione delle vasche possono incidere sull’accertamento della responsabilità. L’evento fortuito è stato esaminato dalla giurisprudenza, che ha spesso escluso casi fortuiti in presenza di obblighi di prevenzione e manutenzione.

Se si verifica tracimazione, l’evento va qualificato come emissione di rifiuti liquidi e comporta sanzioni amministrative per mancata gestione corretta, con obbligo di intervento entro tempi determinati e possibile avvio di procedure di bonifica.

Conseguenze e bonifica

Trattandosi di rifiuti, si deve considerare la normativa di bonifica: l’insieme degli interventi per eliminare fonti di inquinamento e ridurre le sostanze presenti nel suolo, sottosuolo e acque sotterranee ai livelli di CSR. In caso di contaminazione, l’intervento deve essere attuato entro 24 ore e comunicato alle autorità competenti; se non superano le CSC, si procede al ripristino e poi all’autocertificazione entro 48 ore dalla comunicazione.

Nelle modifiche normative introdotte dal cd. decreto competitività (D.L. 91/14) è stato inserito l’art. 242-bis nel D.L.vo 152/06, rendendo operativa una procedura semplificata per le operazioni di bonifica a carico di operatori interessati.

Gestione e prevenzione: aspetti operativi

Esistono regole d’oro per evitare problemi: non gettare nei servizi igienici oggetti che provocano ostruzioni; prevedere manutenzioni regolari e spurghi programmati; evitare l’uso di prodotti chimici aggressivi che possono danneggiare le tubature; chiamare professionisti in caso di problemi persistenti; verificare segnalazioni di odori, rumori e tracimazioni come segnali di potenziali guasti.

In caso di emergenza fognaria, è fondamentale diagnosi accurata delle cause, monitoraggio e pianificazione di interventi strutturali. La gestione tempestiva riduce costi, danni strutturali e rischi igienico-sanitari.

  1. Diagnosi iniziale delle cause e scelta di interventi mirati.
  2. Videoispezione se si sospettano problemi strutturali o di posa.
  3. Intervento di riparazione se confermata rottura o cedimenti.
  4. Valutare misure preventive per evitare recidive.

È essenziale considerare che le acque reflue devono rispettare i limiti di qualità allo scarico stabiliti da normative nazionali e regionali, e che eventi di emergenza richiedono gestione conforme alle prescrizioni vigenti per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

Per una PMI o un’azienda, una gestione corretta delle emergenze fognarie comporta ridurre fermi di produzione, danni alle strutture e contenziosi, oltre a evitare sanzioni.

Se l’allaccio pubblico non è possibile

Se la rete pubblica è fisicamente troppo lontana, la legge permette l’autonomia con opzioni come fossa Imhoff, fitodepurazione o sistemi a fanghi attivi, pur con costi e requisiti variabili. I costi medi di un allaccio standard entro 10 metri si aggirano tra 3.000 e 6.000 euro, con ripartizioni tra oneri al gestore, scavi, pompe di sollevamento e eventuali opere accessorie.

Aspetti legali e commerciali insistono sull’obbligo di trasparenza nella vendita di immobili privi di allaccio o con sistemi non conformi, che potrebbe portare a risoluzione del contratto o riduzioni di prezzo, nonché a sanzioni amministrative a carico del venditore se perdurano irregolarità post rogito.

How-to: vendere in sicurezza

Per vendere casa senza allaccio senza rischi legali, è necessario inserire clausole specifiche nel rogito, definire chi sostiene i costi di allacciamento, fornire documentazione autorizzativa e spurghi, e dichiarare chiaramente lo stato degli scarichi all’acquirente.

La normativa prevede che la mancanza di allaccio possa compromettere l’agibilità e comportare sanzioni amministrative al proprietario o al venditore, con rischi di rivalse anche dopo la vendita se l’irregolarità viene segnalata dall’acquirente.

Regole di affidabilità e manutenzione

Il sistema fognario deve essere gestito con continuous maintenance: evitare l’uso improprio, eseguire spurghi regolari, monitorare la presenza di odori e rumori, e programmare interventi convenzionali per evitare emergenze più costose e più complesse sul piano legale e ambientale.

In sintesi, la gestione corretta delle reti fognarie richiede attenzione normativa, pianificazione degli interventi, trasparenza nelle transazioni immobiliari e una manutenzione attiva che salvaguardi ambiente e salute pubblica.

Immagine: Diagramma reti fognarie e bonifiche

Disciplina degli scarichi delle acque reflue e meteoriche

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