Che sul cavalcavia di ingresso alla tangenziale sud di Moncalieri dal quale si è staccata due settimane fa una lastra di cemento da 150 chili fossero necessari tutta una serie di lavori per sopperire ad «evidenti ammaloramenti» era chiaro a occhio nudo.
Che la società che gestisce quel cavalcavia in concessione lo sapesse da tempo e volesse intervenire tanto da scriverlo nero su bianco in due progetti esecutivi da 8 milioni di euro circa, mai realizzati in concreto, lo si è appreso ieri mattina dal senatore Pd Stefano Esposito che - come annunciato 10 giorni fa - si è recato in procura dal magistrato Vincenzo Pacileo, a capo del pool che indaga su quel crollo.
A lui, il parlamentare ha consegnato i prospetti dei progetti redatti dagli ingegneri di Ativa nel febbraio 2014 e nel gennaio 2016.
Titolo: «Adeguamento alla sopraelevata di Moncalieri. Rinforzi strutturali e adeguamento sismico». E in queste carte si legge che i problemi, al di là della lastra di cemento che ha ceduto sull’asfalto, ci sono eccome.
Infiltrazioni d’acqua, parti di calcestruzzo in distacco, armature scoperte e a vista.
Nel 2014 i progettisti scrivono che «i cordoli laterali del cavalcavia presentano un elevato grado di ammaloramento con ampie porzioni di calcestruzzo in disgregazione per effetto combinato dei cicli di gelo e disgelo e dell’utilizzo di sali disgelanti. Si evidenzia anche forte corrosione delle barre di armatura».
Nel 2016 rincarano la dose ed evidenziano molte altre criticità che sarebbero state oggetto di risanamento se il progetto si fosse mai trasformato - cosa mai avvenuta -in un cantiere vero e proprio.
«I lavori di miglioramento - scrivono gli ingegneri - sono finalizzati a sanare alcuni problemi di conservazione delle superfici in calcestruzzo originati dalle infiltrazioni delle acque di pavimentazione all’interno dei cassoni chiusi in cemento armato che costituiscono gli impalcati delle varie campate».
Tutta colpa di un sistema di drenaggio vecchio, obsoleto che «si è rivelato nel tempo particolarmente vulnerabile non garantendo il rapido deflusso delle acque di pioggia che in molti casi si disperdono all’interno della struttura».
Queste infiltrazioni d’acqua «provenienti dalle tubazioni, corrose o mancanti, residuate all’interno dei cavedi trasversali posti al di sotto dei giunti tra i cassoni, stanno causando il danneggiamento degli elementi strutturali posti al di sotto dei cavedi».
Perché i progetti non si sono mai tradotti in lavori? Esposito ha la sua convinzione. «Da due anni e mezzo porto avanti una battaglia affinché - dice - si faccia la gara per individuare il nuovo concessionario. Purtroppo soltanto attraverso un processo di libera concorrenza si possono tutelare gli interessi pubblici rispetto all’abitudine - tutta italiana - delle proroghe sempre agli stessi. Aspetto che chi ha la competenza indaghi fino in fondo su quali siano le reali condizioni di manutenzione e di sicurezza di quella infrastruttura».
La tangenziale di Torino è a rischio? Una fotografia, scattata all’altezza di Moncalieri, mostra un tratto sopraelevato della tangenziale di Torino segnato da una grande crepa nel cemento: il genere di scatto che, a una prima occhiata, mette in apprensione chiunque vi transiti ogni giorno.
Tanto da spingere Mino Giachino, responsabile economico della Democrazia Cristiana a Torino, a definire il caso “poco rassicurante” e a sostenere (via social) di aver trasmesso la foto al viceministro delle infrastrutture Edoardo Rixi (Lega), chiedendo verifiche urgenti.
È un allarme fondato o un’illusione ottica? La risposta, inevitabilmente, passa dai fatti e da un sopralluogo tecnico. Quando tocca un’arteria così trafficata come la tangenziale di Torino, l’effetto è immediato. E la domanda si fa pressante: quell’immagine testimonia un rischio per la sicurezza?
L’intervento di Mino Giachino In questo clima, è intervenuto Mino Giachino, figura nota della politica piemontese, ex sottosegretario ai trasporti all'epoca Berlusconi e oggi responsabile economico della Democrazia Cristiana a Torino. Giachino ha definito la situazione «poco rassicurante» e afferma di aver allegato la fotografia con la spaccatura nel cemento al viceministro delle infrastrutture Edoardo Rixi (Lega), sollecitando verifiche urgenti.
Cosa può (e non può) dirci una fotografia Una foto coglie un istante, non la realtà nella sua interezza. In ingegneria, non tutte le “crepe” sono uguali: alcune possono essere lesioni superficiali del copriferro, altre fessurazioni dovute a ritiro o a variazioni termiche. In certi casi, ciò che l’occhio profano interpreta come spaccatura è in realtà un giunto di dilatazione (e un ex sottosegretario ai trasporti dovrebbe saperlo) o un punto di discontinuità progettuale, previsto per assorbire movimenti e sollecitazioni.
Tecnicamente si chiama Sella Gerber. Tangenziale Nord di Torino tra Pianezza-Collegno-SS24 del Monginevro e Borgaro in direzione A5 code per incidente agg. ore 17:50
Corso Orbassano (TO) tra Piazza Cattaneo e Corso Settembrini in entrambe le direzioni traffico rallentato per incidente agg. ore 17:44
Queste note riguardanti traffico e cantieri si intrecciano con la situazione del cavalcavia, che resta oggetto di controlli tecnici approfonditi per valutarne la stabilità e prevedere interventi strutturali adeguati.

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Ipotesi giunto di dilatazione non è da escludere, come indicato anche dalle analisi tecniche di resistenza e dalle valutazioni sui giunti di dilatazione che possono apparire come fessure a occhio nudo.
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