Boiler aria calda e aria fredda: funzionamento, differenze ed efficienza tra pompe di calore per ACS

Hai mai sentito parlare delle pompe di calore? Sono delle vere e proprie macchine magiche che riescono a trasformare l'aria fredda in calore per riscaldare la tua casa.

E non solo! Immagina di avere acqua calda sempre disponibile senza consumare un sacco di energia e senza inquinare l'ambiente.

Interessante, vero?

Lo scaldabagno a pompa di calore è un dispositivo innovativo che sfrutta un principio fisico per riscaldare l'acqua sanitaria.

A differenza degli scaldabagni tradizionali (alimentati a gas o elettrici), che trasformano direttamente l'energia elettrica in calore, questo sistema "assorbe" il calore presente nell'aria ambiente (o talvolta nell'acqua) e lo trasferisce all'acqua all'interno del serbatoio.

Il funzionamento di uno scaldabagno a pompa di calore è piuttosto semplice, e si basa su un ciclo termodinamico.

La fonte energetica è del tutto rinnovabile, in quanto il fluido refrigerante va a produrre calore a partire dall'aria esterna o dall'acqua di falda o di bacini posti nelle vicinanze.

La pompa di calore scalda acqua in realtà non scarica direttamente l'acqua.

Tuttavia, durante il processo di deumidificazione, condensa l'umidità presente nell'aria che viene poi raccolta e scaricata attraverso un tubo di drenaggio.

La principale differenza sta nella fonte di energia: il gas utilizza una combustione per produrre calore, mentre la pompa di calore sfrutta l'energia presente nell'ambiente.

Negli ultimi anni, lo scaldabagno a pompa di calore si è affermato come una valida alternativa ai tradizionali scaldabagni elettrici e a gas.

Risparmio energetico: Questo è il punto di forza principale.

Sfruttando l'energia termica presente nell'aria ambiente, anche se fredda, lo scaldabagno a pompa di calore consuma molta meno energia elettrica rispetto a uno scaldabagno tradizionale.

Di contro, l'acquisto e l'installazione di uno scaldabagno a pompa di calore hanno un costo iniziale più elevato rispetto a un modello tradizionale.

Tuttavia, questo investimento viene ammortizzato nel lungo periodo grazie al risparmio in bolletta.

In più, l'efficienza diminuisce leggermente in condizioni climatiche molto fredde, poiché la pompa di calore deve lavorare di più per estrarre calore dall'aria.

L'installazione richiede uno spazio adeguato sia per l'unità interna (generalmente a parete) sia per quella esterna, che può essere posizionata all'esterno dell'edificio o in un locale tecnico.

Il costo di installazione di uno scaldabagno a pompa di calore varia a seconda di diversi fattori, come la potenza del dispositivo, le dimensioni del serbatoio, la complessità dell'installazione e il costo della manodopera.

Il risparmio con uno scaldabagno di pompa di calore è significativo.

Grazie alla sua alta efficienza energetica, si può ridurre la bolletta energetica fino al 50-70% rispetto a uno scaldabagno tradizionale.

Lo scaldabagno a pompa di calore può ridurre in modo significativo i consumi per l’acqua calda sanitaria, ma non è una scelta da fare guardando solo il prezzo o i litri di accumulo.

Per capire se conviene davvero, bisogna considerare efficienza reale, taglia del serbatoio, rumorosità, spazio disponibile, costi di installazione e incentivi utilizzabili.

Quando si parla di efficientamento energetico della casa, l’acqua calda sanitaria viene spesso considerata un tema secondario.

In realtà pesa sui consumi e sulle bollette tutto l’anno, perché riguarda un servizio quotidiano e ripetitivo: docce, lavabi, cucina, eventuale vasca.

In questo contesto lo scaldabagno a pompa di calore si sta diffondendo come soluzione per produrre acqua calda in modo più efficiente rispetto a un boiler tradizionale.

Tuttavia, tra comunicazione troppo commerciale e schede tecniche difficili da leggere, molti proprietari di casa restano con gli stessi dubbi di partenza: conviene davvero? Fa rumore? Quanti litri servono? Quanto costa tra macchina, posa e accessori?

L’obiettivo non è descrivere lo scaldabagno a pompa di calore come una soluzione “miracolosa” per abbattere le bollette, ma approfondire e spiegarne gli aspetti pratici: vedremo come funziona e come si comporta in varie situazioni.

Vedremo che questa tecnologia non si giudica solo dalla macchina, ma da un insieme di fattori più ampio: accumulo, profilo di consumo, spazio disponibile, correttezza dell’installazione e aspettative di comfort.

Partiamo dalle basi, perché c’è molta confusione a partire dalle differenze rispetto ai vecchi boiler elettrici, che in realtà sono più profonde di quanto si pensi.

Nello scaldabagno a pompa di calore, invece, l’elettricità serve soprattutto a far funzionare un sistema che preleva calore dall’aria e lo trasferisce allacqua sanitaria.

Il principio fisico di base è che nell’aria è sempre presente una certa quantità di energia termica, anche a temperature molto basse (in teoria fino allo zero assoluto, a -273° C).

Questo processo avviene all’interno di un circuito frigorifero chiuso, nel quale circola un fluido refrigerante e operano quattro componenti principali: evaporatore, compressore, condensatore e valvola di espansione.

In termini semplificati, l’evaporatore assorbe calore dall’aria e lo transfers al fluido refrigerante; il compressore aumenta la pressione del fluido, facendone salire anche la temperatura; il condensatore cede poi questo calore all’acqua contenuta nel serbatoio di accumulo; infine la valvola di espansione abbassa nuovamente pressione e temperatura del fluido, permettendogli di riprendere il ciclo.

Quello che abbiamo descritto è grosso modo il principio di funzionamento delle pompe di calore usate per il riscaldamento domestico.

Ma quando si parla di scaldabagno a pompa di calore ci si riferisce a un apparecchio dedicato alla sola produzione di acqua calda sanitaria.

Non alimenta radiatori, non gestisce un pavimento radiante e non raffresca gli ambienti.

Serve esclusivamente a produrre e accumulare acqua calda per gli usi quotidiani della casa.

Lo scaldabagno a pompa di calore risponde esattamente a questo scenario.

Non richiede necessariamente di rifare tutto l’impianto termico della casa, ma consente comunque di intervenire su un consumo stabile, quotidiano e misurabile.

Con il boiler elettrico il confronto è netto soprattutto sul piano del rendimento energetico.

Nel boiler la resistenza trasforma quasi integralmente l’elettricità in calore, quindi dal punto di vista fisico il rendimento della conversione è vicino al 100%.

Proprio qui, però, sta anche il suo limite: per ottenere 1 kWh termico utile serve sostanzialmente 1 kWh elettrico, a cui poi si sommano le normali perdite di accumulo e di mantenimento della temperatura.

Nello scaldacqua a pompa di calore, invece, il parametro corretto non è tanto il rendimento in senso classico, quanto il COP, cioè quanta energia termica la macchina riesce a fornire per ogni kWh elettrico assorbito.

Nei prodotti domestici oggi più diffusi si trovano valori nominali che, a seconda del modello e delle condizioni di prova, si collocano spesso intorno a 2,5-3,0 e in alcuni casi anche oltre; per esempio, modelli murali molto diffusi dichiarano COP di circa 2,45-2,55, mentre per apparecchi di classe A+ si considerano normalmente prestazioni superiori a 2,6.

In termini pratici, quindi, la differenza è questa: il boiler elettrico resta fermo a una logica 1 a 1, mentre la pompa di calore lavora con un rapporto che può essere 2,5 a 1 o anche migliore.

È questo il motivo per cui, a parità di servizio reso, i consumi elettrici dello scaldacqua a pompa di calore possono risultare molto più bassi.

Naturalmente questi valori non sono fissi: peggiorano se l’aria da cui la macchina preleva calore è troppo fredda, se si richiedono temperature dell’acqua molto elevate o se il sistema lavora spesso con la resistenza elettrica integrativa.

Il confronto con lo scaldabagno a gas invece è meno immediato rispetto a quello con il boiler elettrico, perché qui non ci si confronta con una tecnologia chiaramente inefficiente, ma con apparecchi che, soprattutto nelle versioni più recenti, possono avere prestazioni ancora buone.

Tradotto in modo pratico, uno scaldabagno a gas con rendimento dell’85% richiede circa 2.600 kWh di gas per fornire 2.200 kWh termici utili di acqua calda sanitaria.

Uno scaldabagno a pompa di calore, per lo stesso servizio, può collocarsi invece su un fabbisogno elettrico molto più basso, spesso nell’ordine di 700-900 kWh annui, a seconda delle condizioni reali di utilizzo.

È proprio questa differenza che spiega perché, in molti casi, non cambia solo il bilancio energetico ma anche la bolletta.

Il vantaggio economico rispetto al gas non è quindi sempre enorme come nel confronto con il boiler elettrico.

Per questo, nel confronto con il gas, la bolletta è solo una parte del ragionamento.

Conta anche la volontà di ridurre o eliminare l’uso del gas, la possibilità di abbinare il sistema al fotovoltaico, la semplificazione della gestione estiva e, più in generale, la coerenza con un percorso di elettrificazione dei consumi domestici.

Dal punto di vista costruttivo, uno scaldacqua a pompa di calore è formato da due elementi fondamentali: una parte frigorifera, che recupera calore dall’aria, e un serbatoio di accumulo, in cui viene immagazzinata l’acqua calda sanitaria pronta per l’uso.

Il trasferimento del calore tra queste due parti avviene attraverso lo scambiatore avvolto intorno al serbatoio, all’interno del quale circola il fluido refrigerante caldo.

La configurazione più comune è quella monoblocco, in cui circuito frigorifero, ventilatore, compressore e accumulo sono riuniti nello stesso apparecchio.

All’interno di questa famiglia si trovano sia modelli murali, spesso con capacità intorno a 80-110 litri, sia modelli a basamento, più adatti a volumi maggiori, tipicamente nell’ordine dei 200-300 litri.

Nei monoblocco, quindi, tutta la macchina è concentrata in un unico corpo: è una soluzione semplice dal punto di vista costruttivo, perché concentra in un unico apparecchio il serbatoio di accumulo e tutti i principali componenti della pompa di calore.

Questa compattezza rende il sistema anche più semplice da gestire.

D’altra parte, proprio perché il circuito frigorifero, il compressore e il ventilatore lavorano nello stesso corpo macchina che contiene l’accumulo, tutti gli effetti del funzionamento restano concentrati nello stesso punto: il rumore viene generato vicino al serbatoio, lo scambio con l’aria avviene nello stesso ambiente e anche la condensa viene prodotta nello stesso contesto impiantistico.

In alternativa ai monoblocco esistono i modelli split.

In questo caso il serbatoio di accumulo resta all’interno dell’abitazione, mentre la parte frigorifera più rumorosa viene separata e collocata in un’unità distinta, normalmente esterna.

La logica di funzionamento è la stessa, ma la distribuzione dei componenti cambia: non si ha più una sola macchina compatta, bensì un sistema in cui accumulo e generazione del calore sono fisicamente separati e collegati tra loro.

È una distinzione importante non tanto perché cambi il principio fisico di funzionamento, che resta lo stesso, ma perché cambia il modo in cui il sistema si presenta e si gestisce nella pratica.

Cambiano innanzitutto gli ingombri: nel monoblocco tutto è concentrato in un solo apparecchio, mentre nello split l’accumulo resta da una parte e la sezione frigorifera più ingombrante e rumorosa viene separata.

Cambiano poi la rumorosità percepita all’interno, perché una parte rilevante del funzionamento non avviene più nello stesso corpo macchina che contiene il serbatoio, quindi il rumore dentro gli ambienti è molto limitato (ne parliamo più avanti).

Chiariti questi aspetti, si capisce meglio anche la logica con cui questi apparecchi lavorano: uno scaldacqua a pompa di calore non produce acqua calda in modo istantaneo, ma la prepara in anticipo e la conserva alla temperatura desiderata all’interno di un serbatoio, detto accumulo, fino al momento dell’uso.

Il ruolo dell’accumulo è quindi centrale: il serbatoio infatti è il punto in cui la produzione e l’utilizzo dell’acqua calda vengono disaccoppiati: da un lato la macchina può lavorare con continuità, a ritmi ridotti e quindi con buona efficienza per generare e mantenere calda l’acqua nel serbatoio; dall’altro chi vive in casa può richiedere l’acqua calda in momenti brevi e spesso concentrati sfruttando appunto l’acqua già calda presente nel serbatoio.

Ecco che entra in gioco un concetto importante per lo scaldabagno a pompa di calore con accumulo: il tempo di reintegro, cioè il tempo necessario perché la macchina riporti il serbatoio alle condizioni di utilizzo complete dopo che una parte dell’acqua calda è stata consumata.

Quando si valuta uno scaldabagno a pompa di calore, il primo dato da guardare è il COP, cioè il coefficiente di prestazione.

In termini semplici, il COP esprime il rapporto tra l’energia termica resa all’acqua e l’energia elettrica assorbita dalla macchina.

Più questo valore è alto, maggiore è l’efficienza dell’apparecchio.

Nei prodotti residenziali oggi in commercio, i valori dichiarati si collocano spesso in una fascia compresa tra circa 2,4 e 3,6, a seconda della tipologia e delle condizioni di prova.

Per esempio, modelli murali molto diffusi dichiarano COP intorno a 2,45-2,55, mentre alcuni modelli a basamento più recenti arrivano a valori dichiarati di circa 3,55.

Il COP, infatti, non è un numero fisso.

Più l’aria è fredda, più il sistema fatica a estrarre energia utile.

Allo stesso modo, più alta è la temperatura finale richiesta all’acqua, maggiore è il lavoro richiesto al circuito frigorifero.

Per questa ragione, oltre al COP dichiarato, è utile osservare anche la finestra di funzionamento prevista dal costruttore e confrontarla con le condizioni in cui la macchina lavorerà davvero.

Un apparecchio può essere efficiente sulla carta, ma non esserlo se installato in un ambiente sfavorevole o se costretto a lavorare spesso in condizioni limite.

Scegliere correttamente la dimensione dell’accumulo è un passaggio fondamentale quando si passa a uno scaldabagno a pompa di calore.

Quando si parla di profili di utilizzo si intende proprio questo: quanto durano in media le docce in casa? Quanto frequentemente vengono fatte?

Ecco che, sulla base di queste considerazioni, le soglie che abbiamo elencato qui sopra sono mediamente ragionevoli per evitare il sottodimensionamento e il sovradimensionamento dell’accumulo di uno scaldabagno a pompa di calore, ma non sono immutabili.

Chiaramente in tutti i ragionamenti anche il tema degli ingombri ha il suo peso.

Infatti i modelli murali arrivano a coprire agevolmente fino ad oltre 100 litri di accumulo, con un ingombro poco superiore a quello di una caldaia domestica.

Altro elemento presente nello scaldabagno a pompa di calore, o meglio all’interno dell’accumulo, è la resistenza elettrica integrativa.

Si tratta, in pratica, di un elemento riscaldante elettrico immerso nel serbatoio o comunque collegato al sistema di accumulo, simile nel principio a quello presente in un boiler tradizionale.

Quando si valuta l’installazione di uno scaldabagno a pompa di calore, la domanda è inevitabile: quanto consuma davvero?

La risposta non è univoca e dipende dai vari parametri che abbiamo visto nel paragrafo precedente: efficienza della macchina, capacità del serbatoio, temperatura impostata, numero di persone in casa e abitudini d’uso.

Il motivo di tale differenza lo abbiamo già visto: nel boiler tutta l’energia necessaria a scaldare l’acqua viene pagata come energia elettrica.

Nello scaldabagno a pompa di calore, invece, l’elettricità serve a far funzionare il compressore e gli organi ausiliari, mentre una parte rilevante del calore viene recuperata dall’aria.

Il confronto con lo scaldabagno a gas per ACS va letto con più attenzione, perché entra in gioco un vettore energetico diverso, cioè il gas.

Il paragone, quindi, è possibile, ma va interpretato con prudenza.

In termini indicativi si può dire che uno scaldabagno a gas può richiedere circa 1.000-2.000 kWh equivalenti all’anno per offrire un servizio simile.

Il punto fondamentale è quindi questo: lo scaldabagno a pompa di calore consuma generalmente molto meno di un boiler elettrico tradizionale e, nella maggior parte dei casi, è vantaggioso anche rispetto al gas.

Però il risultato finale non dipende solo dalla macchina.

Dipende dal rapporto tra efficienza del prodotto, corretto dimensionamento e comportamento reale della famiglia.

La presenza obbligatoria di un accumulo porta spesso ad un’obiezione allo scaldabagno a pompa di calore: “sì, ma in casa dove si mette?”.

Ed è una domanda legittima.

Anche un modello murale da 80-110 litri, seppur relativamente compatto, non è minuscolo.

Inoltre, a differenza di altri sistemi per produrre acqua calda sanitaria, non basta trovare un posto “dove entra” o dove si nasconde meglio: la macchina ha bisogno di determinate caratteristiche per lavorare bene.

Di solito i produttori danno un volume minimo dei locali dove prevedere l’installazione dello scaldabagno a pompa di calore.

Ad esempio per modelli murali con accumuli da 80 fino a 100 litri spesso viene richiesto un volume minimo del locale di installazione di 20 m³ (una stanza 3×3).

In una casa unifamiliare o in un appartamento grande con lavanderia, ripostiglio tecnico o locale di servizio, la collocazione può essere abbastanza semplice.

In molti casi il bagno viene considerato automaticamente il luogo più adatto, perché è vicino ai punti di utilizzo dell’acqua calda e perché storicamente ospita già boiler e scaldabagni.

In realtà non sempre è la scelta più comoda né la più razionale.

Spesso il bagno è un ambiente piccolo, già molto ingombro di sanitari, mobili, doccia o vasca, e può rendere più complicata sia l’installazione sia la manutenzione.

Immagine: schemi di scaldabagno a pompa di calore

Pompa di calore per acqua calda sanitaria o scaldabagno istantaneo? quale conviene?

Indice

Come funziona lo scaldabagno in pompa di calore

Lo scaldabagno a pompa di calore sostituisce alla resistenza elettrica una piccola pompa di calore normalmente situata sulla testa del boiler.

Questa pompa di calore aria acqua, scambia l’aria con quella ambiente o con quella esterna attraverso delle canalizzazioni verso l’esterno dell’edificio.

Rispetto a un boiler elettrico, che usa una resistenza per scaldare l’acqua calda sanitaria, lo scaldabagno a pompa di calore ha dei consumi molto più bassi.

Di solito consuma (con un COP 3) 1/3 dell’energia elettrica di un boiler con resistenza elettrica.

Quanto consuma un boiler in pompa di calore in confronto a uno elettrico e ammortamento sull'investimento: i vantaggi

Un boiler con resistenza elettrica ha un consumo in base alla potenza di questa.

Per scaldare un boiler da 200l da 40C° a 55C° (ΔT=15C°) servono 4,9kWh che si traduce con l’attuale costo di 0,26€ a kWh in 1,27€.

Normalmente per una doccia di 10 minuti con uno scaldabagno con resistenza elettrica si consumano circa 0,63€.

Con uno scaldabagno in pompa di calore si ottiene la stessa quantità di acqua calda sanitaria con 1/3 dell’energia elettrica.

Quindi una doccia di 10 minuti con un boiler in pompa di calore costa circa 0,21€.

Presupponendo la spesa per una famiglia di 4 persone che fanno tutti i giorni 4 docce di 10 minuti, la spesa annua con il boiler a resistenza elettrica sarebbe di 920€/anno, mentre con quello in pompa di calore 307€/anno.

Parlando di investimento, un boiler in pompa di calore in sostituzione a uno con resistenza elettrica si ripagherebbe in soli 2 anni.

Qui sotto un grafico per comprendere meglio il vantaggio economico di un boiler in pompa di calore in confronto ad uno a resistenza elettrica:

Costo dell’investimento ipotetico: 2.200€

Risparmio energia elettrica: 613€/anno

Incentivo: detrazione IRPEF 65% in 10 anni

Ammortamento: 2° anno

Utile al 5° anno: 1.580€

Utile al 6° anno: 2.3360€ (più del raddoppio del capitale investito)

Utile al 10° anno: 5.360€

Utile al 15° anno: 8.425€

Dove installare uno scaldabagno a pompa di calore?

Uno scaldabagno a pompa di calore può essere installato ovunque all’interno dell’edificio.

Se si vuole canalizzare l’aria della pompa di calore, sarebbe opportuno installare il boiler a ridosso delle pareti esterne.

Vanno rispettate le distanze minime dalle pareti indicate dal costruttore.

Come per qualsiasi boiler e impianto di acqua calda sanitaria, a monte dell’impianto va installato un riduttore di pressione.

Valvola di riduzione della pressione: prevenire i danni

La pressione nel tubo di mandata dell'acqua fredda non deve superare un limite ben preciso, per questo è fondamentale utilizzare una valvola di riduzione della pressione se necessario.

La pressione massima ammissibile è almeno il 20% inferiore alla pressione di intervento della valvola di sicurezza.

Superare questo limite potrebbe comportare seri danni all’impianto idraulico.

Installazione della valvola:Se la pressione nel tubo di mandata supera la soglia di sicurezza, è obbligatorio installare una valvola di riduzione della pressione.

Questo dispositivo regola il flusso dell’acqua, abbassandone la pressione a un livello sicuro per l’impianto.

Vantaggi della valvola di riduzione:Protegge l’impianto da rotture e perdite causate da una pressione eccessiva.

Allunga la vita utile di tubi, raccordi e altri componenti.

Contribuisce a un flusso d’acqua più costante e regolare.

Scegliere la valvola giusta:Esistono diverse tipologie di valvole di riduzione della pressione, ognuna con caratteristiche specifiche.

La scelta del modello più adatto dipende da vari fattori, tra cui la portata richiesta, la pressione di ingresso e quella desiderata in uscita.

È consigliabile consultare un idraulico professionista per la scelta e l’installazione della valvola più adeguata alle proprie esigenze.

In sintesi:La pressione nel tubo di mandata dell’acqua fredda deve essere inferiore alla pressione di intervento della valvola di sicurezza.

Se la pressione supera il limite, è necessario installare una valvola di riduzione.

La valvola protegge l’impianto da danni e ne prolunga la vita utile.

La scelta della valvola giusta dipende da diverse caratteristiche. È consigliabile consultare un idraulico professionista.

Da quanti litri serve il boiler in pompa di calore?

Per una doccia di 5 minuti servono 50l di acqua calda a 55C° e, ovviamente per una doccia di 10 minuti ne serve il doppio, cioè 100l.

Per semplificare e uniformare una stima del dimensionamento del boiler va bene considerare 70-80l di accumulo di acqua calda sanitaria a 55C per doccia a persona.

Si può innalzare la temperatura dell’accumulo dell’acqua calda sanitaria aumentandone l’autonomia ma bisogna valutare il COP della pompa di calore alle varie temperature se non si vuole aumentare il costo dell’energia.

Attenzione: nel caso di strutture ricettive tipo agriturismi e alberghi, bisogna tenere conto che i turisti fanno docce “saune” anche di 30 minuti, cioè ogni persona consuma per 3!

Normalmente in questi casi il boiler in pompa di calore non è molto opportuno.

Approfondisci i migliori sistemi per produrre l’acqua calda sanitaria.

Quando conviene e quando non conviene mettere un boiler in pompa di calore?

Per capire la convenienza di mettere uno scalda acqua a pompa di calore basta capire quanta energia consuma in confronto ad altri sistemi.

Per questo vedendo la tabella di seguito riportata la conclusione è molto semplice:Generatore produzione ACS

Prezzo MWh prodotto

Costo energetico per scaldare boiler da 200l da 40C° a 55C° 4.85kWh

Boiler in pompa di calore COP 2.89€

€/MWh0,45€

328€/Anno (2 cicli/giorno)

Pompa di calore aria acqua COP 3.57

0,36€

262€/Anno (2 cicli/giorno)

Caldaia a pellet resa 92%79€/MWh0,38€277€/Anno (2 cicli/giorno)

Caldaia a legna resa 90%56€/MWh0,27€197€/Anno (2 cicli/giorno)

Caldaia a metano resa 92%152€/MWh0,73€533€/Anno (2 cicli/giorno)

Caldaia a GPL resa 92%224€/MWh1,09€796€/Anno (2 cicli/giorno)

Caldaia a gasolio resa 90%205€/MWh1,00€730€/Anno (2 cicli/giorno)

Boiler elettrico con resistenza COP 1 260€/MWh1,26€920€/Anno (2 cicli/giorno)

Solare termico0€/MWh0,00€0,00€/Anno (1 ciclo/giorno boiler maggiorato)

Errore frequenti: scaldabagno in pompa di calore

L’unica applicazione sensata dello scaldabagno/boiler a pompa di calore è la sostituzione di un boiler elettrico oppure di una caldaia a gas o gasolio.

In tutte le altre situazioni, come avete potuto vedere nella tabella precedente, non è conveniente già solo per il costo energetico.

Se poi si considera l’investimento iniziale è ancora meno sensato.

Un altro fattore importante è anche il tempo di ripristino della temperatura ottimale: solitamente le piccole pompe di calore montate sopra gli scaldabagno hanno delle potenze molto ridotte 2-3kW, quindi i tempi di riscaldamento sono molto lunghi.

Se siamo in presenza di un impianto di riscaldamento a pompa di calore aria acqua che scalda l’edificio, la potenza sarà dimensionata in base alla casa e quindi spesso superiore ai 2-3kW del boiler con pompa di calore compatta.

In questo caso i tempi di riscaldamento dell’acqua calda sanitaria saranno molto più veloci.

Con le caldaie a biomassa (pellet, legna, cippato) la produzione dell’acqua calda sanitaria è molto rapida ed economica dal punto di vista energetico.

Anche d’estate non è un problema produrre l’ACS con una buona caldaia a biomassa ben isolata che non scalda l’ambiente.

Con il solare termico produrre acqua calda sanitaria è quasi gratis dal punto di vista energetico, l’unico minimo consumo lo si ha dalla pompa di circolazione solare che si limita a pochi watt,

Quello che è importante è calcolare bene l’intero fabbisogno di ACS giornaliero.

Il motivo è che una volta che i pannelli solari hanno portato a temperatura il boiler, vanno in stagnazione, cioè si fermano finché c’è sole sui pannelli.

Il sistema solare si rimetterà a funzionare solo il giorno dopo.

Quindi in tutti questi casi è da considerarsi un errore mettere un boiler a pompa di calore.

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